Tecniche e Articoli Il Vino La storia del vino Californiano

La storia del vino Californiano

vino della californiaPer moltissimi estimatori del buon bere, il Vino è molto più di una semplice bevanda. E' piuttosto un vero e proprio viaggio nelle tradizioni e nella storia di molti paesi, che hanno fatto della vinificazione una vera e propria arte.
Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di vino californiano e  probabilmente se ne sentirà parlare sempre più spesso, per quanto questo possa far arricciare il naso ai fondamentalisti cultori dei grandi classici italiani o francesi.
Per quanto la storia del vino prodotto sulla West Coast americana non abbia origini millenarie, alla stregua di quelle del vecchio continente, è altrettanto sbagliato credere che negli stati dell'ovest si siano improvvisati vinificatori solo negli ultimi anni.

Le prime viti furono portate in California dai Gesuiti Spagnoli, attorno al 1770, cioè alcuni anni prima che le 13 colonie dell'est reclamassero l'indipendenza dagli Inglesi.
Per parecchi decenni la produzione di vino rimase moderata, così come la ricerca per migliorarlo e portarlo al livello di quello europea.
Fu con la scoperta dell'oro a Sutter's Mill, nel 1848, che la produzione di vino in California ebbe una vera e propria esplosione. I vinificatori locali capirono che era giunto il momento di ampliare le coltivazioni di vite e di affinare le tecniche di produzione, per poter soddisfare il palato delle decine di migliaia di persone giunte in quei luoghi, affamate di ricchezza ed assetate come non mai di buon vino.

Non passò però molto tempo prima che i guai arrivassero a guastare la festa.
Dal 1880 un tremendo flagello si abbattè sui vigneti come una biblica piaga sotto forma di insetto. La Fillossera infestò in brevissimo tempo le viti californiane (ma si diffuse velocemente anche nel resto del mondo) danneggiando seriamente le coltivazioni. Un ventennio dopo infine, il Proibizionismo finì il lavoro iniziato dalla Fillossera, dando il colpo di grazia ad una industria già gravemente compromessa.

Per cercare di contrastare ed aggirare le leggi dell'epoca del Proibizionismo, i viticoltori cercarono molti metodi, tra cui quello più diffuso di vendere succo d'uva e blocchetti di lievito, unitamente a dettagliate istruzioni su come utilizzare entrambi gli ingredienti per produrre vino a casa propria. Sfortunatamente, le uve a buccia grossa prodotte su larga scala in quegli anni, erano sì adatte per affrontare il lungo viaggio verso la East Coast ma il vino che se ne otteneva era di qualità meno che mediocre.
Questi vini prodotti in casa per decenni hanno infine fatto si che il vino americano fosse definitivamente etichettato come un surrogato del vero vino, quasi imbevibile.

Nonostante la fine del Proibizionismo, gli anni a venire non furono affatto facili e la ripresa fu un viaggio lungo e costellato di innumerevoli difficoltà. Uve di qualità erano state rimpiazzate con altre robuste ma di pessima qualità, famose e storiche cantine avevano chiuso i battenti ormai da anni, i macchinari erano in rovina. Un disastro!

La svolta ci fu all'inizio degli anni '70, gli americani iniziarono ad abbandonare l'idea che il vino dovesse essere solo una bevanda asprognola con un basso contenuto alcolico, e la richiesta di vini di elevata qualità iniziò ad aumentare sempre più. Da allora un nuovo percorso ebbe inizio: furono piantati nuovi vitigni a Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Merlot e i produttori smisero di chiamare i loro prodotti con gli appellativi "Burgundy" e "Chablis", dove il primo indicava vino rosso ed il secondo bianco). Da adesso i vini sarebbero stati chiamati con il nome dell'uva utilizzata per produrli.

La California comprese che stava percorrendo la strada giusta nel 1976, quando riuscirono a competere testa a testa con vini francesi durante una degustazione bendata che ebbe luogo a Parigi.

Da allora la qualità ha continuato a migliorare, grazie all'attenta scelta di terreni adatti alle esigenze di ogni singola qualità da parte dei vinificatori, così come sono contestualmente cresciute le loro tecniche.

Oggi l'industria del vino californiano è diventata una vera e propria attrazione, in grado di attirare 15 milioni di turisti ed appassionati ogni anno, addirittura più di Hollywood.
Attualmente il 90% delle bottiglie di vino stappate negli Stati Uniti ha provenienza Californiana e con un ritmo di crescita e miglioramento così incalzante, c'è da scommettere che negli anni a venire anche sulle nostre tavole sarà sempre più frequente trovare un ottimo Pinot Nero della Contea di Santa Barbara.

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