Il termine Mostarda viene per l'appunto da Mosto. Si prepara ta tempi antichissimi facendo concentrare il mosto d'uva a cui si aggiungono mele ed arance e spezie tra le più svariate, tra cui pepe, zenzero e chiodi di garofano.
Ai giorni nostri si prepara partendo dal mosto; ne occorrono circa tre litri che metteremo in una pentola insieme ad un chilo e mezzo di mele, possibilmente renette e se abbiamo qualche cotogna non guasta affatto, che avremo tagliato a fette sottili, insieme ad un chilo di pere.
Mettiamo il tutto a bollire aggiungendo anche il succo di un paio di limoni insieme alla loro buccia tagliata a listarelle sottili.
A metà cottura, cioè quando la frutta inizierà a spappolarsi, versiamo un paio di bicchieri di Vin Santo, possibilmente invecchiato.
Lasciamo ridurre e quando sarà addensata al punto di somigliare ad una normale marmellata (dopo circa 3 ore di cottura) aggiungiamo 30 grammi di senape bianca in polvere, un pizzico di pepe ed un po' di peperoncino in polvere, quindi una dose a piacere di cannella (nell'ordine di un cucchiaino o poco più).
Lasciamo ancora sobbollire per alcuni minuti, così da dare modo agli aromi piccanti di amalgamarsi al preparato, quindi togliamo dal fuoco, facciamo raffreddare e poniamo in vasetti di vetro.
Volendo si possono aggiungere a fine cottura cubetti di cedro o di arancia canditi.
Prima di chiudere i vasetti, aggiungere un velo leggerissimo di cannella a coprire la superficie.
La mostrada può essere impiegata con tutte le carni, specialmente di suino, con bolliti e arrosti e sopratutto con carne rossa al sangue.
Il Mango è un frutto esotico che cresce prevalentemente nelle aree equatoriali del pianeta. Nonostante non venga coltivato in maniera intensiva nel nostro paese, è sempre più facile trovarli sui banchi di frutta dei supermercati o dei negozi di ortofrutta più forniti.
Le varietà esistenti sono molteplici, ma quelle importate sono due in particolare: la varietà Brasiliana, di colore rosso acceso e quella Israeliana, di colore giallo-verde.
La leggenda narra che l'albero del Mango sia nato dalle ceneri della figlia del Dio Sole, e all'ombra della sua pianta Buddha trascorreva ore in meditazione.
Da un albero del genere, i frutti ottenuti non potevano che essere ricchi di proprietà e caratteristiche particolari: la buccia è lucida e tesa, quasi plastica, i colori sempre brillanti che vanno dal giallo al rosso, fino al verde in particolari varietà.
La polpa dolce e succosa ricorda vagamente il sapore dell'Ananas e della Pesca, ma con una leggera nota speziata nel retrogusto.
In poche parole una vera gioia per il palato, al punto che gli Indiani ne hanno fatto il frutto simbolo delle gioie d'amore.